News Tirocinio vs rapporto di lavoro: le differenze

Tirocinio vs rapporto di lavoro: le differenze

Lo stage o tirocinio, che sia ben chiaro, non è un rapporto di lavoro. Infatti, lo stagista non ha diritto a retribuzione - solo a un equo e irrisorio compenso -, non ha diritto a contributi previdenziali, ferie retribuite, maternità, congedi, indennità di malattia e scatti di anzianità. Insomma non ha diritto a nulla e il tirocinio può interrompersi senza preavviso e senza motivo da entrambe le parti. E' facile dunque intuire che può fare comodo reclutare stagisti in azienda laddove si voglia sopperire a carenze di organico senza assumere in modo stabile il personale. Dovevano servire "a realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro per "agevolare le scelte professionali" dei giovani. O almeno così stabilisce l'articolo 18 della legge 196 del 24 giugno 1997, o Pacchetto Treu, che per la prima volta li ha introdotti in Italia. Invece, i tirocini extracurriculari "formativi e di orientamento", altresì detti stage, sono ormai divenuti una delle poche formule contrattuali offerte in un mercato del lavoro strozzato dalla crisi economica in tutto il Paese che vede i giovani costretti ad accettare un tirocinio con rimborso spese al posto di un contratto, pur di lavorare. E molto spesso lo stage, che secondo la normativa vigente dovrebbe essere vincolato a un percorso di formazione, si è trasformato in una soluzione per colmare le carenze di personale di un'attività, con tirocinanti lasciati soli e la richiesta di prestazioni professionali pari a quelle svolte dai colleghi assunti in quella stessa impresa. Al candidato, cioè, viene offerto un tirocinio che poi però si rivela essere un rapporto di lavoro vero e proprio ma senza diritti, né una giusta retribuzione. A dimostrarlo sono i dati relativi al numero di persone che vengono stabilizzate una volta conclusa l'esperienza, un numero esiguo se lo si rapporta alla quantità di tirocini attivati nel paese. Il tirocinio venne introdotto per la prima volta in Italia dal Pacchetto Treu, che vedeva nello stage un'opportunità per i giovani di approcciarsi al mondo del lavoro. E spesso, il giovane stagista non veniva nemmeno retribuito per la propria prestazione, che in molti casi era, a tutti gli effetti, equiparabile a quella svolta da un lavoratore regolarmente assunto. Così, stabiliti gli standard minimi e obbligatori, fu la Conferenza Stato Regioni a dettare le "linee guida in materia di tirocini", introducendo "un'indennità di partecipazione" che varia da regione a regione, anche al fine di evitare un uso distorto dell'istituto. Il risultato, in molti casi, è quello che la Uil definisce "ricambio nel parco buoi": allo stagista viene promessa l'assunzione, ma al termine del contratto si passa allo stagista successivo, senza soluzione di continuità. Certo è che serve maggiore regolamentazione perché se la normativa vigente impone dei limiti, questi devono essere fatti rispettare. Un modo potrebbe essere quello di migliorare il dialogo tra le Università, tra le prime promotrici di tirocini, e mondo del lavoro e, ancora, una maggiore responsabilità dai vertici delle organizzazioni che ospitano i tirocinanti al fine di creare per loro una vera e propria formazione che sbocchi poi in concrete possibilità di carriera.


  • Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

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