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Il coraggio del lavoro

La crisi economica ha cambiato l'idea del lavoro: da motivo di realizzazione personale oltre che necessità economica, è diventata un privilegio da accettare anche se non corrisponde minimamente alle proprie aspettative. Un concetto distorto che ha a che fare sempre meno con la scelta, la responsabilità e la dignità.
A volte il bisogno economico di un lavoro, un lavoro qualsiasi, spazza via ogni possibilità di scelta e di auto-determinazione. Altre volte, lo sconforto per la mancanza di lavoro o per difficoltà personali, trascina nella rassegnazione ogni decisione e ogni desiderio.   Questo articolo vuole contribuire ad una contro-narrazione sul tema, fatta di voi: di storie e di scelte difficili, della resilienza e della resistenza con cui fate fronte alle difficoltà; per raccontare cosa può tornare ad essere il lavoro. Attraverso le vostre testimonianze raccontiamo il coraggio con cui avete assunto alcune responsabilità: una professione reinventata, una fabbrica salvata, un'occupazione per integrarsi in un paese straniero, il primo lavoro dopo il carcere. In altre parole un motivo di orgoglio e di riscatto sociale che permette di riacquistare dignità, fare leva sulla propria autostima e che dona coraggio, il coraggio del lavoro.
Questo è uno spazio aperto, un modo per ripensare il lavoro, riportarlo al centro della comunità. 
Anche perché, come l'economista americano Jeremy Rifkin ha profetizzato nel 2011, il futuro del lavoro e delle occupazioni più gratificanti, sarà generato da e all'interno della società civile; dal terzo settore; dall'innovazione sociale e dall'economia collaborativa.

Cosa troverete?

La storia di Ostana, ai piedi del Monviso, dove il regista Giorgio Diritti ha girato "Il vento fa il suo giro" e ha fondato la scuola di cinema "L'Aura". Un borgo piemontese che ha deciso di ripopolare la propria comunità, integrando i migranti, puntando sul riuso e l'innovazione energetica; valorizzando l'agricoltura montana e mettendo a disposizione di piccoli e giovani imprenditori i terreni con il consenso dei proprietari.

O ancora l'esperienza di Viva Bistrot e la cooperativa L'Uomo e il Legno, ben lontano dal Piemonte, siamo tra Napoli e Scampia, tra le pieghe della provincia italiana, dove la forza di tre donne è riuscita a riscattare anni di violenze domestiche e umiliazioni ed a fondare un bistrot; dove i ragazzi possono sfuggire alla camorra e alla disoccupazione, gli ex detenuti si inseriscono nella società lavorando e i rifugiati imparano un mestiere, grazie alla tenacia della cooperativa sociale L'Uomo e il Legno. 

E anche l'impresa fa la sua parte, come nella storia di Roncadin, una fabbrica salvata dalla caparbietà e dalla fiducia reciproca di proprietari e dipendenti. Un incendio devasta l'azienda, creando un danno da 40 milioni di euro e 540 dipendenti a rischio di perdere il lavoro ma lo spirito di condivisione, la collaborazione e il coraggio sono più forti delle fiamme. In tre giorni si rimette in moto la produzione, i lavoratori riprendono a produrre a spron battuto e i proprietari dell'azienda gli raddoppiano le indennità contrattuali e pagano il lavoro fatto nei festivi il 100% in più. 

La storia del Ristorante Altrove è invece l'esempio di come la diversità possa creare qualcosa di buono e autentico e offrire ai ragazzi che vivono in condizioni di disagio la possibilità di imparare un mestiere. La cusina come riscatto sociale che combina insieme etica, multiculturalismo, integrazione sociale e profitto.

Le storie del coraggio del lavoro che leggerete qui sono tante e diverse, e potete contribuire a farle crescere, segnalandole attraverso il nuovo URP online del Ministero del Lavoro.

Anche se non possiamo sempre scegliere le circostanze della nostra vita, possiamo sempre scegliere come rispondere ad esse. Con coraggio.



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