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Decreto Dignità in sintesi

Il 14 luglio è entrato ufficialmente in vigore il decreto Dignità, primo atto normativo di peso del governo Lega-M5s pubblicato in Gazzetta Ufficiale il giorno precedente.

Ecco cosa prevede in estrema sintesi il Decreto Dignità. I punti principali sono la riduzione da 36 a 24 mesi della durata massima dei contratti a termine, la reintroduzione delle causali dopo i primi 12 mesi, le misure contro le delocalizzazioni delle imprese, la stretta sui giochi e, nel capitolo fiscale, l'esclusione dallo split payment dei professionisti.

Cambia la durata massima prevista, così come il numero di rinnovi ammessi ma, con un emendamento presentato in Commissione, viene eliminato per i contratti stipulati tramite Agenzie per il Lavoro l'obbligo di indicazione della causale.

Sarà inoltre previsto un tetto del 30% per le assunzioni con contratti a termine e nel calcolo rientrano anche i dipendenti con contratto di somministrazione.

È questa una delle novità introdotte dal Decreto Dignità che, con l'obiettivo di contrastare il precariato, dispone che anche per il lavoro ex-interinale si applicheranno le disposizioni relative alla disciplina del contratto a termine precedentemente escluse.

Le novità in merito ai contratti di somministrazione sono fortemente criticate e, in rappresentanza di quelle che sono meglio conosciute come Agenzie Interinali, si è espressa Assolavoro, l'Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro, auspicando una modifica alle nuove regole introdotte dal Decreto Dignità in sede di conversione in legge.

Tra le modifiche vi è il periodo transitorio fino al 31 ottobre per l'entrata in vigore delle nuove regole: non saranno applicabili da subito le numerose novità introdotte anche sul lavoro ex-interinale.

L'articolo 2 del Decreto Dignità stabilisce che ai contratti di somministrazione a tempo determinato si applichino le stesse regole relative alla disciplina dei contratti a termine.

Tra gli emendamenti approvati in Commissione spicca l'esenzione del tetto dei contratti a termine, che passa dal 20% al 30%, anche per la somministrazione di lavoro.

Nello specifico, il Decreto Dignità stabilisce che al lavoro in somministrazione si applicheranno le disposizioni previste dal Capo III Decreto Legislativo n. 81/2015. Pertanto, anche al contratto di somministrazione a termine bisognerà obbligatoriamente apporre il termine di durata, che non potrà essere superiore a 12 mesi, prorogabile fino a 24 mesi nel caso di specifiche motivazione. Il numero di rinnovi per i lavoratori assunti dalle aziende per il tramite di Agenzie per il Lavoro ex-interinali non potrà essere superiore a 4.

Nel dettaglio, le nuove regole introdotte dal Decreto Dignità stabiliscono che il termine iniziale indicato nel contratto di somministrazione possa essere prorogato, con il consenso del lavoratore e per atto scritto. La durata di un contratto di somministrazione sarà pari a 12 mesi, prorogabile fino al termine massimo di 24 mesi, nel rispetto del numero di rinnovi consentiti che è pari a quattro.

Tra le novità introdotte nel corso della discussione è stata eliminata, per la proroga dei contratti di somministrazione a termine, l'obbligo di indicazione della causale.

Pertanto non sarà necessario giustificare la prosecuzione di contratto a termine tramite agenzia interinale per le seguenti esigenze:

temporanee ed oggettive, estranee all'ordinaria attività di lavoro; di sostituzione di altri lavoratori; connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell'ordinaria attività di lavoro. L'applicazione al lavoro ex-interinale delle regole previste per i contratti a tempo determinato modifica, incrementando, anche il costo della somministrazione di lavoro, già di per sé più onerosa sia rispetto al lavoro a termine che, ovviamente, a quello a tempo indeterminato. Anche ai contratti in somministrazione si applicherà l'aumento dello 0,5% del contributo addizionale a carico del datore di lavoro e l'incremento si applicherà per ciascun rinnovo.



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